La forza delle pause e dei chunks

Elemento fondamentale della comunicazione,  sappiamo che è il paraverbale; esso comprende ritmo, pause, tono, timbro, volume, inflessione della voce, ecc.

È importante quindi saper modulare la propria voce in base agli argomenti trattati e, se vogliamo che un determinato concetto venga afferrato, diventa necessario alternarne il tono nei momenti giusti.

Viceversa, un tono della voce che resta costante per tutta la durata del discorso, rischia di annoiare l’ascoltatore e di far perdere totalmente l’attenzione.

Anche il silenzio e tutte le altre espressioni sonore prive di contenuto verbale (sospirare, gemere, tossire, ecc.) possono contenere segnali di diverso tenore. Il silenzio è di per sé già veicolo di comunicazione perché, inducendo all’interpretazione del suo contenuto, mantiene vivo il rapporto, anche se in modo ambiguo e conflittuale. Continue reading

Sai tenere la giusta distanza quando comunichi?

distanza

Sai che ognuno di noi ha un proprio spazio personale privato?
E che questo spazio è come una grossa bolla che ci circonda?
Gli scienziati definiscono la gestione di tale spazio con il nome di prossemica, scienza che si occupa di capire quanto misurano e come funzionano tali spazi.

All’interno della nostra “bolla” ci sentiamo a nostro agio, e percepiamo chi viene da fuori come un intruso, che possiamo o meno accogliere.

Non tutti infatti sono i benvenuti, e non tutti nella stessa misura.

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La potenza di un linguaggio di precisione

Ci sono vari modelli da usare per condurre una buona comunicazione.

Chi ha già frequentato corsi sulla vendita sa già che “Chi domanda, conduce”; lo stesso possiamo affermare quando parliamo di comunicazione.

Come abbiamo notato negli articoli precedenti, gli argomenti legati alla comunicazione, alla vendita e alla motivazione, molto spesso sono intimamente correlati.

Ad esempio, una buona vendita parte da una buona comunicazione e il saper porre le domande giuste può condurre alla conclusione del contratto.

Analogamente, nella sfera privata il porre sempre domande adeguate ci può far ottenere un particolare consenso ed essere più persuasivi.

Certo occorre saperlo fare, altrimenti si rischia solo di  infastidire l’altro. Vediamo come fare.

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La scienza della gratitudine

metaprogrammi

In America il giorno del ringraziamento è molto sentito.

Personalmente non capisco come possono festeggiare il black friday nello stesso periodo perchè le due cose tra loro sono un pò incongruenti: le persone  infatti iniziano a saltare una sopra l’altra per accapararsi un prodotto, proprio il giorno dopo aver ringraziato per ciò che hanno.

Comunque, a parte queste riflessioni del tutto personali, questi avvenimenti mi hanno fatto riflettere sull’importanza e la potenza che la gratitudine ha su ognuno di noi.

Esiste una scienza dietro la gratitudine.

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Le maschere ostacolano l’empatia

In questi giorni tutti indossiamo maschere,  non sono maschere pirandelliane ma veri e propri dispositivi di protezione individuali che rendono difficile la respirazione e anche  la comunicazione interpersonale, perchè perdiamo gran parte dell’intero pacchetto di comunicazione quando interagiamo con gli altri.

Ciò è significativo se si considera che il 65-95% dei messaggi viene comunicato in modo non verbale.

Tuttavia nonostante questa perdita, è ancora possibile raccogliere informazioni nonostante le mascherine.

Prendiamo ad esempio l’emozione universale della felicità, sappiamo esserci diversi tipi di felicità tra cui: euforia, eccitazione, divertimento e la ricerca ha dimostrato che queste emozioni piacevoli sono tutte espresse sul viso allo stesso modo: dal sorriso di Duchenne.

Un sorriso di Duchenne si verifica quando gli angoli delle labbra si alzano, facendo muovere anche il muscolo intorno agli occhi.
Spesso si riescono a vedere  anche delle rughe intorno agli occhi della persona.

Questo sorriso è un vero indicatore di felicità poiché i muscoli intorno all’occhio, attivandosi, posso far trapelare la felicità anche quando qualcuno indossa una maschera.

E gli altri sorrisi?

Oltre al sorriso di Duchenne, gli umani mostrano anche quello che il Dr. Matsumoto chiama un “sorriso sociale”.

Questo sorriso comporta il sollevamento degli angoli delle labbra, ma il muscolo intorno all’occhio generalmente non si attiva.

Di seguito puoi vedere esempi di un vero sorriso (a sinistra) e un sorriso sociale (a destra).

microespressioni

 

Quando i muscoli intorno agli occhi non sono attivati, non si è in grado di vedere questi sorrisi sociali che sono importanti nella vita e nella cultura di tutti i giorni.

Certo non sono sorrisi che esprimono il massimo grado della felicità, ma anche se questi sorrisi sociali non sono espressioni emotive, servono a uno scopo importante in tutte le nostre interazioni e comunicazioni quotidiane, ed hanno diversi scopi tra cui:

  1. Sono una nota di gentilezza o cortesia o saluto

I sorrisi sociali sono tecniche importanti che usiamo per unire le persone, ingentiliscono i rapporti e sebbene non sia un segnale emotivo, per le prestazioni sociali resta un’espressione incredibilmente importante con significati sociali e culturali che attribuiamo consciamente e inconsciamente.

  1. Dicono qualcosa sulla persona che sorride

Quando una persona ti sorride ti sta mostrando che è più socievole e disponibile in quel momento. e suggerisce un’idea della sua personalità per un’eventuale interazione.

  1. Commentano cose che diciamo o altre emozioni che mostriamo

Se pronunci un commento aspro con un sorriso sul viso, viene percepito in modo diverso rispetto a quando dici la stessa cosa con un’espressione arrabbiata.

I sorrisi sociali commentano le cose che diciamo e senza di esse le parole potrebbero essere fraintese, per essere interpretate in modo diverso da quello che intendevamo.

È chiaro che i sorrisi sociali sono importanti per l’interazione quotidiana e senza la possibilità di vederli potremmo dover fare alcuni passi in più per poter interpretare bene la comunicazione.

 


Conosci la differenza tra una felicità autentica e un sorriso sociale?
Mettiti alla prova con il test che ti propongo qui sotto

(messo a disposizione dal nostro partner USA Humintell)

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Prova a Mentirmi

Imparare il linguaggio del corpo per capire gli altri

Siamo tutti bravi a mentire, ma a nessuno piace essere ingannato. C’è chi mente per un proprio vantaggio personale, chi per coprire un errore, chi magari solo per il piacere di riuscire a prendere in giro gli altri e farla franca… Televisione, pubblicità, giornali e persino amici e parenti – per non parlare del partner – ci mentono di continuo.

Come capire se chi avete davanti vi sta raccontando la verità o l’ennesima bugia? Qui troverete tutto sulla comunicazione: da quella che si crea nell’ambiente di lavoro, a quella che si svolge tra uomini e donne. E imparerete a riconoscere le bugie e a relazionarvi agli altri nel modo migliore. Le illustrazioni vi mostreranno in modo chiaro e semplice come cogliere le più piccole differenze tra un bugiardo e una persona sincera attraverso le microespressioni presenti nel volto.

Attraverso la psicologia della menzogna, imparerete poi a gestire il vostro rapporto con chi mente e ad evitare che gli altri vi ingannino. Scoprirete come la comunicazione non verbale influisca sulla nostra vita, e come fare in modo che il vostro modo di esprimervi diventi efficace. Imparerete come funziona la cinesica, la scienza del singolo gesto, e come servirvene. Perché è tanto insopportabile che ci siano sconosciuti in ascensore e cosa genera il disagio. E come creare un feeling con le altre persone in pochi secondi.

 


 

 

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Il Metodo Antiballe

Leggi il linguaggio del corpo e scopri le bugie che ti raccontano

Se siete stanchi di essere presi in giro, se cercate un sistema per non essere ingannati o, peggio, truffati, avete scelto il libro giusto. Attraverso l’analisi del linguaggio non verbale, Il metodo antiballe vi permette di scoprire quando gli altri fìngono e vi aiuta a capire che cosa dicono e soprattutto NON dicono.

Il corpo non mente mai. Ignora il bon ton e comunica sempre la verità. Per questo è necessario prestare molta attenzione ai segnali che inviate e ricevete attraverso di esso. Saperli controllare e interpretare rappresenta uno straordinario vantaggio per la vita personale e professionale.

Frutto di anni di ricerche, scritto in uno stile semplice e accattivante, Il metodo antiballesvela a uno a uno i segreti del linguaggio del corpo e spiega, con l’ausilio di moltissime immagini, come decifrarne i messaggi.

Basta qualche ora di lettura e le microespressioni, gli sguardi, i gesti, la postura, i tic… diventeranno i vostri più fidati alleati. Benvenuti in questo nuovo e affascinante universo!

 


 

 

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Il sorriso di Duchenne

sorrisi

Ci sono molti tipi di sorriso, tra questi troviamo: euforia, allegria, eccitazione e divertimento. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che queste emozioni piacevoli sono tutte espresse sul viso allo stesso modo: dal sorriso di Duchenne.

Un sorriso di Duchenne si verifica quando gli angoli delle labbra si alzano e si muove anche il muscolo intorno agli occhi.

Spesso vedi le rughe intorno agli occhi di una persona,  questo fenomeno è descritto anche come uno “scintillio” negli occhi. Ma perchè il nome Duchenne?

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Come interpretare i gesti e la comunicazione non verbale

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Ormai se segui questo blog da un pò di tempo, sai già che ogni singolo gesto, non significa assolutamente nulla.

I gesti li possiamo dividere in: volontari e involontari. I primi, quelli volontari, sono detti ACQUISITI, in quanto abbiamo imparato a farli guardando gli altri e riproducendo, in modo COSCIENTE, quel che facevano le altre persone.

Esempi del nostro Paese sono il gesto dell’OK oppure le corna, o anche le dita “a becco d’uccello” per chiedere qualcosa.

Questi gesti sono diversi da Paese a Paese e oltretutto sono coscienti, fatti con la precisa volontà di volerli fare e quindi controllabili e molto, molto chiari – quantomeno per chi li esegue.

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Se il destino dell’uomo è annegare… annegherà anche in un bicchiere d’acqua

Nella vita di tutti noi sono esistiti e continueranno ad esistere momenti “particolari”: i momenti in cui decidiamo cosa fare.

Riguardano ogni cosa, dalle più semplici come “quali vestiti indosserò oggi?

Cosa decido di mangiare a cena?” fino ad arrivare alle più complesse: Cambiare città, sposarsi, avere un figlio, cambiare lavoro, ecc.

Tutti noi quindi decidiamo continuamente, ogni giorno, a volte senza neanche accorgerci di come e quando lo facciamo.

Non esistono persone che non decidono; magari esistono persone che decidono con difficoltà, ma non è possibile non decidere, cosi come non è possibile non avere dei cambiamenti nel corso della nostra vita.

La difficoltà nel prendere una decisione è a volte sinonimo di “paura del cambiamento”, ma anche se non intraprendiamo nessuna azione, alla fine cambieremo, volenti o no.

E’ un argomento che tratto spesso nelle newsletter quindi se mi segui da un pò, già sai di cosa sto parlando.
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Non è questione di “destino“, il destino lo creiamo noi e lo conformiamo alla nostra realtà con vari frasi o proverbi che funzioneranno come vere e proprie credenze. Continue reading

Comunicazione. Terminologie attivanti e tecniche ipnotiche

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Quando dobbiamo parlare con un paziente o un cliente, esiste un modo per rafforzare le immagini che andremo a creare nella sua mente?

Certo che si!

Possiamo rafforzare le immagini che si vanno a formare nella mente dei nostri interlocutori, o anche nella nostra mente, con l’uso di una terminologia specifica, la quale renderà la nostra comunicazione molto più persuasiva.

Quando parliamo di comunicazione persuasiva intendiamo un tipo di comunicazione tesa ad avere un certo
impatto sull’interlocutore: in questo senso la pubblicità stessa può essere un valido esempio di
comunicazione persuasiva.

Alcuni aspetti di questo tipo di comunicazione si basano su terminologie denominate “attivanti”,
del tipo “Ora che state leggendo queste parole, potete provare interesse per quello che stiamo dicendo”.

In questo modo, inserendo nelle frasi delle istruzioni di processo (provare interesse), suggerisco uno
stato d’animo in chi legge.

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Le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per tutta la vita

Nella vita di tutti noi sono esistiti e continueranno ad esistere momenti “particolari”: i momenti in cui decidiamo cosa fare.

Riguardano ogni cosa, dalle più semplici come “quali vestiti indosserò oggi? Cosa decido di mangiare a cena?” alle più complesse: Cambiare città, sposarsi, avere un figlio, cambiare lavoro, ecc.

Tutti noi quindi decidiamo continuamente, ogni giorno, a volte senza neanche accorgerci di come e quando lo facciamo.

Non esistono persone che non decidono; magari esistono persone che decidono con difficoltà, ma non è possibile non decidere, cosi come non è possibile non avere dei cambiamenti nel corso della nostra vita.

La difficoltà nel prendere una decisione è a volte sinonimo di “paura del cambiamento”, ma anche se non intraprendiamo nessuna azione, alla fine cambieremo, volenti o no.

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