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La causa più frequente di shopping selvaggio

shop

Oggi vi voglio raccontare una storia che ho scritto sul mio ultimo libro: Perché succede tutto a me? per riflettere su come è possibile fare shopping in modo ossessivo  senza neanche rendersene conto.

Iniziamo.

Sara ha deciso di rinnovare il suo guardaroba, ormai è da troppo tempo che mette sempre gli stessi vestiti, è giunta l’ora di acquistare qualcosa di nuovo.

Oggi è mercoledì, sa che nel pomeriggio avrà una pausa lavoro di tre ore, ha quindi deciso che ne approfitterà per comprarsi qualcosa.

Guarda distrattamente il suo armadio e scopre di aver parecchi jeans e maglioni di colore rosso.

Il rosso le è sempre piaciuto e alcuni di quei maglioni erano ancora nuovi, bisognava acquistare altri indumenti, ma di certo alcuni non si potevano buttare via, così su due piedi decise di andare a fare shopping.
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Raggiungere obiettivi. Un metodo valido

Avere successo significa raggiungere degli obiettivi.

Molte persone pensano che raggiungere i propri obiettivi sia un qualcosa di semplice: basta essere concentrati su qualcosa, desiderarla e impegnarsi a fondo, come fosse un qualcosa sulla quale non serve fare un corso di formazione o leggere un libro.

Dopo quasi dieci anni di ricerca su questo argomento basati su studi di PNL, Psicologia analogica, Analisi transazionale e Gestalt, mi posso permette di dire che non è così.

Infatti, se raggiungere gli obiettivi fosse una cosa semplice, perché mai esistono così poche persone che si sentono di successo?

Troppe volte ho visto persone estremamente motivate fallire miseramente i loro obiettivi, quindi non basta essere motivati, c’è dell’altro.

Personalmente qualche anno fa ho strutturato un mio metodo per il raggiungimento degli obiettivi che ho racchiuso in un libro edito per edizioni Psiconline dal titolo: Costruisci il tuo successo, metodo M.A.D.E.  e in questo post cercherò di descrivere i suoi punti di forza. Continue reading

Quali sono i tuoi sogni?

 

Pensa a quali sono i tuoi sogni.  A quanto tempo dedichi ad essi.
A quante cose vorresti realizzare e non realizzi.

E chiediti soprattutto PERCHE’ non lo fai.

Tanti grandi uomini e donne ci hanno insegnato che credendoci, TUTTO E’ POSSIBILE.
Un uomo che sapeva solo disegnare un topo ha creato un impero durante il dopoguerra.

Cosa puoi fare TU? Hai delle doti, ma per vari motivi non le hai mai sfruttate.
Cosa stai aspettando?

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Voglio fare il coach. Quale è la normativa?

 

Questo articolo lo avevo in qualche modo già pubblicato qualche mese fa sul mio sito aziendale formaementis, ma viste le telefonate delle ultime settimane di persone che ancora non hanno ben capito quale è la normativa vigente a riguardo, ho ritenuto importante postarlo anche sul mio blog personale per portare un pò di chiarezza (se possiamo definirla cosi) sull’argomento.

La formazione ormai lo sappiamo, segue la moda del momento.

Negli anni ‘80 la PNL era richiesta come il pane e fiorivano corsi di questo tipo un po’ dappertutto, oggi la febbre da PNL si è un po’ attenuata.

Da pochi anni è invece scattata la mania del linguaggio del corpo, grazie a film come Lie to me e The Mentalist, abbiamo visto riempire le aule di persone alla ricerca del significato di quel singolo gesto per smascherare i bugiardi e truffatori.

Oggi stanno fiorendo nuove mode (non è che in passato non ce ne siano state, ma dal 2013 la domanda ho notato sta salendo) come il coaching e il counselor che si prefiggono il benessere psicologico del cliente.

Occupandomi di formazione ricevo almeno una o due telefonate a settimana di persone che vogliono diventare coach o counselor (a volte confondono questi due termini, non sapendo che indicano due figure professionali distinte), e dalle domande che ricevo ho capito solo una cosa: nessuno ha chiaro in testa cosa deve fare.

Ovvio che se non sai con precisione dove stai andando, molto probabilmente andrai da qualche parte, ma di certo non verso la mèta che ti sei prefissato, quindi ho voluto scrivere questo post per far capire meglio la realtà di queste figure professionali. Continue reading

Cerchi il punto G?

giornaleVuoi essere più persuasivo? Carismatico? Seducente?

Inizia a pensare a come di solito comunichi con gli altri.
Immagina di stare a parlare con un tuo amico che sembra guardarti con attenzione e si dondola ritmicamente su una sedia, come ti senti?

Ascoltato?
Non credo.

L’esser attenti richiede una postura che faciliti il coinvolgimento, un uso corretto del linguaggio del corpo, un buon contatto visivo, un ambiente che distragga il meno possibile.

Molto viene trasmesso dal modo in cui siamo seduti rispetto a chi parla: ad esempio, se ci troviamo faccia a faccia con il nostro interlocutore, daremo l’idea di essere più interessati piuttosto che trovarci a parlare di profilo.

Dimostreremo di essere più attenti se inclinati leggermente in avanti piuttosto che indietro, o se le mani e le braccia saranno aperte, piuttosto che intrecciate sul corpo. Continue reading

Una voce ricca di modulazioni denota una ricca vita interiore

Per enfatizzare una parola o un concetto è utile saper modulare il tono della voce: una voce ricca di modulazioni denota una ricca vita interiore; al contrario, persone che usano prevalentemente un solo tono di voce sono generalmente individui dalla personalità più limitata.

Il tono della voce assume un significato importante nella comunicazione. Prendiamo ad esempio uno studente che vuol chiedere, durante la riunione dei professori, come procede la sua preparazione:

1.Il primo insegnante risponde: “Niente male” (con un tono deluso e sfiduciato)
2.Il secondo risponde: “Niente male” (con un tono incoraggiante, ma non ancora appagato)
3.Il terzo insegnante risponde: “Niente male” (con un tono ottimista e fiducioso)

Sebbene i tre insegnanti utilizzino la stessa espressione linguistica, il ragazzo riceve tre messaggi differenti, a seconda del tono della voce.
Nel primo caso i risultati scolastici sono definiti mediocri, nel secondo quasi sufficienti, nel terzo ottimi. Continue reading

Quanto abbiamo paura di cambiare?

Spesso ci ritroviamo a pensare che i nostri valori e le nostre convinzioni debbano in qualche modo essere stabili se vogliamo essere a nostra volta delle persone “solide” e il ritrovarsi improvvisamente su un terreno instabile può farci insorgere ansia.

Abbiamo quindi paura dell’ignoto, paura di cambiare.
Ma il cambiamento è inevitabile in ognuno di noi.

Quello che può accadere quando si prende in considerazione l’idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad atteggiamenti mentali o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione, ma raramente queste opinioni risultano valide.

Sono molte le frasi che sottendono questa paura del cambiamento, una frase che si usa dire spesso è: “Mio marito/moglie è incapace di cambiare”.

E’ ovviamente una frase limitante, perché tutti cambiamo, continuamente.

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Perché le persone che vanno d’accordo, si comportano in modo simile?

 

Hai mai notato che le persone che vanno d’accordo si comportano in modo simile?

Questo modo d’agire vale per tutte le specie sociali, e in noi esseri umani è certe volte più accentuato.
Pensa ai gruppi di amici, se li osservi vedrai che camminano a una velocità simile, e spesso anche in modo simile.

Assumono lo stesso ritmo, lo stesso linguaggio del corpo, a volte anche gli stessi abiti.

Per esempio i gruppi di giovani come i dark o i punk.
Negli anni ’80 la “divisa” diventava la carta d’identità, per cui si trovavano gruppi di metallari, paninari, skinhead e altre mode del genere.
Oltre alla “divisa”, anche il linguaggio e il modo di comportarsi era simile.

Quando qualcuno si comporta come noi, ci sentiamo simili a lui, e lo troviamo simpatico “a pelle”.
Questo perché, essendo animali sociali, ci basiamo per primo sull’aspetto e il modo di agire dell’altro per considerare le nostre reazioni.

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Sai tenere la giusta distanza quando comunichi?

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Sai che ognuno di noi ha un proprio spazio personale privato?
E che questo spazio è come una grossa bolla che ci circonda?
Gli scienziati definiscono la gestione di tale spazio con il nome di prossemica, scienza che si occupa di capire quanto misurano e come funzionano tali spazi.

All’interno della nostra “bolla” ci sentiamo a nostro agio, e percepiamo chi viene da fuori come un intruso, che possiamo o meno accogliere.

Non tutti infatti sono i benvenuti, e non tutti nella stessa misura.

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Comunicazione. Terminologie attivanti e tecniche ipnotiche

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Quando dobbiamo parlare con un paziente o un cliente, esiste un modo per rafforzare le immagini che andremo a creare nella sua mente?

Certo che si!

Possiamo rafforzare le immagini che si vanno a formare nella mente dei nostri interlocutori, o anche nella nostra mente, con l’uso di una terminologia specifica, la quale renderà la nostra comunicazione molto più persuasiva.

Quando parliamo di comunicazione persuasiva intendiamo un tipo di comunicazione tesa ad avere un certo
impatto sull’interlocutore: in questo senso la pubblicità stessa può essere un valido esempio di
comunicazione persuasiva.

Alcuni aspetti di questo tipo di comunicazione si basano su terminologie denominate “attivanti”,
del tipo “Ora che state leggendo queste parole, potete provare interesse per quello che stiamo dicendo”.

In questo modo, inserendo nelle frasi delle istruzioni di processo (provare interesse), suggerisco uno
stato d’animo in chi legge.

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