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Nella comunicazione ci distraiamo, perché tendiamo a dare giudizi

Per renderci conto dell’importanza del vero Ascolto, proviamo a rivolgerci questa domanda:

“Come ci sentiamo quando qualcuno ci ascolta veramente?”

Di certo a nostro agio e disponibili al dialogo, compresi e importanti, felici di essere lì in quel preciso momento.

Pensiamo per un attimo ai vantaggi che potrebbero scaturire da un ascolto empatico, quanti problemi potremmo evitare, quanto tempo potremmo recuperare, quanti equivoci non si verificherebbero più, poichè tutto sarebbe chiaro, non ci sarebbero istruzioni mal comprese, nessuna perdita di informazioni utili ed in particolar modo non correremmo il rischio di ferire i sentimenti di chi ci sta vicino.

L’ascolto empatico non è altro che uno dei vari livelli che può raggiungere l’ascolto.

La parola “empatia” è un termine che sprigiona certamente una certa dose di fascino, risale alla radice greca παθέιν (patire,soffrire) da cui derivano sia il termine italiano che quello inglese: empathy (L.Boella, 2006).

Esistono vari tipi di ascolto, essi rappresentano il grado di attenzione e di coinvolgimento che applichiamo nella comunicazione.

Prendiamo ad esempio un modo di ascoltare che chiameremo “ascoltare a tratti”. Continue reading

Le parole dell’empatia

L’empatia si attua con parole specifiche, positive e incoraggianti.

Immaginiamo di essere in uno stato d’animo alterato, ad esempio adirati, depressi, oppure malinconici: l’ultima cosa che vorremmo sentirci dire da qualcuno quando siamo in questo stato è “non dovresti sentirti così”, o anche “perché ti senti così?”.

Queste parole non farebbero altro che approfondire lo stato negativo sul quale lo stato d’animo poggia, creando frasi non empatiche, per niente incoraggianti e positive.

Chi conosce la tecnica dell’ascolto empatico non si esprime con frasi del genere; inoltre, altra cosa che eviterebbe è il NON dare soluzioni per l’interlocutore, semmai lo aiuta a trovarle da solo.

Ci si sente più motivati ad agire se si decide in prima persona.

L’ascolto attivo crea in chi lo attua un comportamento che incoraggia, esorta l’altro a parlare, facendolo sentire veramente ascoltato, ma oltre ad evocare sensazioni positive deve anche esser rafforzato al livello del linguaggio non verbale, con dei silenzi, domande fatte per capire meglio, postura e riepilogo delle cose più importanti. Continue reading

© 2020 FABIO PANDISCIA

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