Uscito dopo tante attese il nuovo film di Muccino “Le leggi del desiderio”… cosa dire?

E’ un film.
Forse uno come tanti, che prendendo come tema la figura di un life coach, tenta di portare avanti in modo originale una classica commedia italiana.

Un film che ho trovato personalmente piacevole, ironico, che porta i personaggi (e anche gli spettatori) a riflettere su come poter accettare le proprie fragilità, che ognuno inevitabilmente si porta dentro.

Il film non ha avuto molto successo, quello che mi ha sorpreso non è stato tanto il film, ma il modo in cui si sono scagliati contro di esso i vari life coach italiani.

Una reazione sinceramente del tutto fuori luogo, per tanti motivi.

Il film si è visto subito, non aveva molte carte vincenti.
La storia è debole e scontata, i personaggi già dall’inizio sembrano destinati a stare insieme, per non parlare della finale in aeroporto, luogo del tutto scontato e fin troppo visto nella storia del cinema.

Ma se tutto ciò è vero, perché prendersi la briga di attaccare in modo cosi violento il film?

E’ solo un film, qualche licenza bisogna pur lasciarla, altrimenti come può interessare il pubblico?

Ricordo ancora la serie televisiva Lie to me, quante idiozie c’erano sul linguaggio del corpo?

Il personaggio (che si ispirava alla vita del dr Ekman) in pochi secondi interpretava correttamente un singolo gesto non verbale di qualsiasi persona con assoluta sicurezza.
Il dr Ekman stesso disse di provare invidia per il personaggio del dr Lightman, perchè al contrario del personaggio TV, lui per prendere una decisione in genere ci mette ore.

Quindi sono licenze cinematografiche, servono a stupire, a far nascere emozioni, se non ci fossero, nessuno guarderebbe la pellicola.

Ma torniamo al nostro film, quello che emerge da “Le leggi del desiderio” è il modo di pensare di tanta gente. Forse è questo che ha suscitato tanto fastidio!

Cosa pensano le persone dei life coach?

Basta fare un giro su internet e tutti lo possiamo notare.

I vari commenti che ho estrapolato ad esempio da un articolo dell’huffingtonpost, che tratta il tema del life coach, sono (fonte: clicca  qui oppure qui):

  • Chiunque padroneggi il linguaggio e non sia gravemente ammalato è in grado di trovare o ritrovare da se stesso la propria strada, senza bisogno di soggiacere a tecniche, a teorie, a dispositivi esterni.
  • …sono tutti bravi a dirti cosa e come fare. Peccato che, quando guardi loro, difficilmente riescono a fare le cose semplici della loro vita.
  • … venditori che fanno il lavaggio del cervello e gente che ci casca, ma soprattutto ci crede… che tristezza..

e via dicendo….

Siamo noi formatori che abbiamo nutrito queste immagini nella mente delle persone!
In che modo?

Con tutte quelle americanate che abbiamo importato e incastonato in corsi di PNL e Leadership.

Non possiamo biasimare chi prende in giro queste figure, quando noi in Italia abbiamo persone che fanno camminare i partecipanti ai corsi  sui carboni ardenti (meglio detto firewalking), o camminare su ponti tibetani improvvisati.

Chi è del settore sa che l’uso di queste prove ha una finalità: spingere le persone a superare i propri limiti e ad affrontare le sfide di ogni giorno con sicurezza, energia e fiducia. Sono prove che rappresentano un insieme di riferimenti utili per condizionare le risorse e i cambiamenti sviluppati durante i corsi.

Però… come lo spieghi alla persona comune?

Quali sono le prime parole che vengono in mente alla persone quando parli di farle camminare sui carboni ardenti?

Non stupiamoci quindi e non infastidiamoci se nell’immaginario collettivo di chi fa il coach c’è quell’alone di misticismo, psicologia e cialtroneria.
Credo sia del tutto normale.

Riflettiamo poi sulle persone  che circondano i coach, che almeno in Italia muovono un pò di soldi.

Tra questi troviamo gli editori, i quali o spingono a far scrivere un libro, o peggio, se ne hai fatto uno che ti ha dato un pò di notorietà e vende abbastanza, non è forse vero che ti pressano per scriverne altri?

E’ del tutto normale, a me è capitato e capita ancora oggi. Per carità è una bella cosa che degli editori ti cercano, però preferisco esser io a contattarli, sopratutto quando ho qualcosa da dire tanto da raccontarlo in un libro (Il pressing non mi è mai piaciuto).

E anche questa figura, che ricalca questa realtà dei fatti, è presente nel film di Muccino, in particolare nel personaggio di Paolo Rubens, un personaggio cinico, che sfrutta il life coach anche se in realtà lo disprezza. Lo usa perché vende.

 

download (1)Se poi cerchiamo sul sito wikihow, troviamo una bella verità su chi si appresta a diventare un coach.
(wikiHow è una Wiki con lo scopo di diffondere il maggior numero possibile di guide)

 

 

I consigli per chi inizia

Tra i consigli citati nel sito wikihow, per chi deve iniziare, non troviamo certo grandi incoraggiamenti:

  • …per quanto alcuni life coach addebitino esorbitanti quantità di denaro solo per una breve chiamata, la maggior parte non è altrettanto fortunata.
  • …con meno esperienza, dovrai farti pagare di meno … e probabilmente, dovrai cominciare a lavorare gratis.
  • …dovrai pagare le tasse sul lavoro autonomo oltre a dover fatturare a tutti i clienti da solo e a stabilire i metodi e i tempi di pagamento (solo per nominare alcuni degli incarichi).

E’ un lavoro che affascina, piace a molti, ma cosi come viene descritto non è per niente remunerativo, ma sopratutto non è regolamentato da nessuna normativa di legge.

Ad oggi con le normative che abbiamo in Italia, sembra che tutti possono alzarsi una mattina…. e fare coaching.
Ne ho già parlato in un post, tempo fa – leggi qui – 

 

Il panorama giuridico italiano

Il panorama italiano del coaching,  visto che non esiste  alcuna normativa di riferimento, nessun percorso formativo obbligatorio, né tanto meno l’obbligo per il professionista di iscrizione ad un albo professionale, si muove su un terreno del tutto ambiguo, che confonde facilmente e fa proliferare tante figure poco professionali (meglio dire totalmente incompetenti in materia) che creano danni, alimentando credenze negative nell’immaginario collettivo: è come un circolo vizioso che si autoalimenta.

Molte associazioni di coaching hanno pensato che si può impugnare la LEGGE 4/13 sulle professioni non regolamentate per cercare di “regolarizzare” la figura del coach, ma cosi facendo non hanno fatto altro che indispettire l’ordine degli psicologi, con il quale ci sono sempre state divergenze.

Il terreno su cui si muovono il coach e lo psicologo ha confini sottili, tanto che ultimamente l’ordine degli psicologi del Lazio e della Lombardia si sono mossi nei confronti di alcuni coach condannandoli per il reato di cui all’art. 348 c.p. per aver esercitato senza autorizzazione la professione di psicologo. – Leggi un mio vecchio articolo qui – 

Esistono troppe interpretazioni e messaggi confusionari emanati da associazioni che fanno business vendendo certificazioni e corsi di formazione propedeutici, ma non esiste ad oggi, neanche la norma tecnica UNI sul coaching.

Quindi, visto che una eventuale certificazione delle associazioni deve avvenire sotto accreditamento Accredia e la Norma Tecnica UNI sul coaching non c’è ancora, ad oggi possiamo concludere che non esiste nessun organismo di certificazione accreditato sul coaching né potrà esserlo fino a quando non esisterà la norma, e sapendo come vanno le leggi in Italia, credo dovremo aspettare non poco.

 

Una questione di buongusto

Il coach deve avere una visione ad ampio spettro, deve e sottolineo DEVE avere capacità di NON giudizio, perchè sà che la sua interpretazione personale potrebbe influenzare la realtà su cui opera.

Deve tirar fuori le eccellenze dal suo coachee e fargli raggiungere gli obiettivi prefissati, ed è la stessa cosa che accade nel film, dove i protagonisti nel bene o nel male,  raggiungono comunque i loro obiettivi grazie al loro coach.

Certo, nel film parla della legge dell’attrazione un pò come una scienza, ma quante persone credono ancora questa cosa?
Sta a noi formatori, coach, psicologi e a quanti si occupano di miglioramento personale sradicare queste credenze e dare una cornice precisa a determinate figure professionali.

Che bisogno c’è di adirarsi per un tema cinematografico?

Ma alla luce di tutto ciò, ripeto, perché alcuni coach italiani, tra questi anche il famoso Roberto Re, hanno tanto ferocemente criticato il film?

Di seguito una frase di Roberto Re sul film di Muccino, tratta dal sito adnkronos – clicca qui – 

“Non si è degnato nemmeno di informarsi bene prima di fare il film. Muccino con ‘Le leggi del desiderio’ ha completamente travisato la figura che rappresento e il fatto che abbia incassato poco, molto meno rispetto ai miei corsi, ne è chiara prova”. – Roberto Re

 

E’ di cattivo gusto anche il paragone finale che si vede nel video.

Ho iniziato a muovere i primi passi anni fa, nella PNL e nel miglioramento personale anche grazie a Roberto Re e al suo immenso materiale didattico disponibile all’epoca,  il mio ringraziamento e la stima nei suoi confronti sarà sempre alta, ascoltando queste sue parole però, mi sono un pò rattristato e anche stupito.

Roberto Re non ha bisogno di essere grande, lo è già, non credo ormai deve dimostrare ancora qualcosa a qualcuno. In Italia possiamo solo che vantarci di avere un personaggio simile.

Come lui stesso disse un giorno: “Ci sono solo due modi per creare il palazzo più alto di tutti. O radi al suolo tutti i palazzi per far si che il tuo sia il più alto, o lo crei veramente”.

Di palazzi alti credo Roberto ne abbia costruiti abbastanza, non deve più dimostrarlo, ecco perchè il suo discorso mi ha veramente spiazzato.

Guardiamo la realtà dei fatti: è solo un film.
Nulla di personale.

O meglio, per dirla con le parole di Paolo Rubens (interpretato da Luca Ward) uno dei protagonisti del film di Muccino:  è una questione di buongusto.

 

 

 

 

 

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