Elemento fondamentale della comunicazione,  sappiamo che è il paraverbale; esso comprende ritmo, pause, tono, timbro, volume, inflessione della voce, ecc.

È importante quindi saper modulare la propria voce in base agli argomenti trattati e, se vogliamo che un determinato concetto venga afferrato, diventa necessario alternarne il tono nei momenti giusti.

Viceversa, un tono della voce che resta costante per tutta la durata del discorso, rischia di annoiare l’ascoltatore e di far perdere totalmente l’attenzione.

Anche il silenzio e tutte le altre espressioni sonore prive di contenuto verbale (sospirare, gemere, tossire, ecc.) possono contenere segnali di diverso tenore. Il silenzio è di per sé già veicolo di comunicazione perché, inducendo all’interpretazione del suo contenuto, mantiene vivo il rapporto, anche se in modo ambiguo e conflittuale.

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Più che parlare di silenzio, in molti casi è preferibile usare la parola pausa, che ha un significato diverso in quanto non si tratta di un semplice vuoto ma di un “pieno” senza audio, significativo ed espressivo al massimo.

Le pause possono essere usate in modo da imprimere maggior forza alle parole, per riflettere o per dare l’opportunità ad un altro di esprimersi.

Le pause sono importanti perché ci permettono di:

1.Dare più forza emotiva al linguaggio
2.Prendere il controllo della sala se dobbiamo parlare ad un pubblico numeroso, perché l’attesa di ciò che stiamo per dire fa diminuire quel brusio di sottofondo
3.Ridurre il numero di non parole (Ahmm, Ehmm, bè, cioè, ecc…)
4.Rallentare l’eloquio nelle persone che parlano velocemente

Altro elemento importantissimo nella comunicazione è la velocità, che deve essere curata in modo particolare.

 

La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto - Peter Drucker Condividi il Tweet

 

La velocità dell’esposizione deve essere alternata e non costante, a volte è importante parlare lentamente, altre volte più velocemente; molto dipende anche dall’abilità nel non perdere comunicatività e tale abilità è tanto maggiore quanto più è ricco il contenuto.

L’eccessiva costanza nella velocità causa stanchezza e perdita di attenzione; inoltre, se vogliamo essere capiti al meglio dall’interlocutore, quanto meno sono note le informazioni che vogliamo comunicare, tanto più bisognerà esporle adagio.

Questo non significa parlare lentamente, ma esporre i concetti interponendo delle pause di tanto in tanto, formulando domande di verifica.
La lentezza nell’eloquio tende ad annoiare il pubblico e far nascere distrazioni, e non è certo questo il risultato che vogliamo ottenere.

 

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Secondo Reddy (1987), si possono pronunciare in media 150 parole al minuto, ma il cervello può selezionarle tre volte più velocemente: che fare del tempo che resta?

Cosa fare del tempo del resta?

La maggior parte delle persone in genere pensa a quello che dovrà dire dopo, ma la cosa migliore è prestare un ascolto attivo, creando delle pause.

Benché la pausa sembri rappresentare un “nulla” per quanto riguarda il contenuto, spesso contiene molte più informazioni di quante potrebbero darne le parole (V. Birkenbhil, 1998).

Le pause danno il tempo di recepire i messaggi, creare curiosità ed attese, valutare le reazioni, inoltre le pause vengono utilizzate per le sottolineature verbali, inserendole subito prima o dopo la parola – o la frase – che si vuole enfatizzare.

Le pause non sono “vuoti” comunicativi, a volte danno più informazioni del linguaggio verbale ed hanno un immenso valore espressivo.

 

Per trasmettere le tue idee utilizza parole semplici, grandi idee, e brevi frasi.
(John Henry Patterson)

 

Riporto di seguito un simpatico esercizio da fare, riguardante l’uso delle pause:

ESERCIZIO: L’IMPORTANZA DELLE PAUSE

Prova a leggere queste righe, evidenziando con la voce le parole in corsivo e facendo una pausa prima di proseguire con il resto del testo:

  • La nostra … azienda è leader nella produzione di corsi di formazione (non la concorrente).
  • La nostra azienda è … leader nella produzione di corsi di formazione (oggi).
  • La nostra azienda è leader … nella produzione di corsi di formazione (la migliore).
  • La nostra azienda è leader nella produzione … di corsi di formazione (soprattutto produce).
  • La nostra azienda è leader nella produzione di corsi di formazione … (in particolare).

A volte si tende a dire troppo, a volte troppo poco; sintonizzarsi sul nostro interlocutore è la cosa migliore.

 

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L’esperienza ci insegna che esistono persone che riescono a tenere a mente molte informazioni e chi, dopo due o tre parole, va subito in “saturazione”.

In quest’ultimo caso è bene usare delle pause, per far assimilare meglio il contenuto di quel che diciamo.

Allo stesso modo ognuno di noi, quando parla, è disposto ad ascoltare solo un certo numero di informazioni, ma quanto sono grandi le informazioni che utilizziamo ogni giorno?

Cosa sono i “pezzi di informazione”?

Sappiamo che il nostro cervello tende alla semplificazione e i “pezzi di informazione” (detti anche Chunks), ci aiutano in questo compito.
Il linguaggio può essere organizzato in “chunks” più o meno grandi: ogni “chunk” indica un “pezzo di informazione” e ognuno di noi utilizza, nel dialogare, diversi livelli di approfondimento nella descrizione di un evento o di qualcosa.

La grandezza dei chunks dipende dai dettagli dell’informazione che trasmettiamo.

Facciamo un esempio pratico

Per dire che ho pagato in banca una rata del mutuo della mia casa, io dico che ho pagato una rata del mutuo in banca.

Mia suocera, invece, probabilmente dirà anche cosa ha indossato, chi ha incontrato per strada, o all’interno della banca, ecc.

A questo punto io non sarei più capace di andare avanti ma lei, di certo, andrebbe avanti per ore.

La comunicazione perfetta esiste. Ed è un litigio - Stefano Benni Condividi il Tweet

Si finisce sempre con l’innervosirsi a vicenda, io perché non sopporto molto i discorsi lunghi, lei perché non sopporta chi le mette fretta.

Questo, per dire che ognuno di noi usa pezzi di informazione diversi, ogni volta che comunica.

Nell’esperienza di ognuno ci saranno persone (clienti, consulenti, amici ecc.) con “chunks piccoli”, orientati cioè al dettaglio, i quali durante la conversazione descrivono minuziosamente ciò che hanno fatto, visto, sentito, chiedendo all’altro di essere altrettanto preciso e dare più informazioni possibili.
Esistono però anche persone con “chunks grandi”, che parlano per linee universali, fanno descrizioni di massima e dimostrano insofferenza se il venditore si dilunga sui particolari.

La comunicazione tra chunks diversi è difficoltosa, basta immaginare cosa potrebbe accadere quando un piccolo chunk ed uno grande s’incontrano: di certo il grande si annoia ed il piccolo non comprende.

È importante prestare massima attenzione all’ascolto, perché nell’esporre le sue esigenze o il suo problema, il nostro interlocutore utilizzerà il tipo di chunk che più gli si addice, lo stesso che vorrebbe che l’altro utilizzasse nell’esporre a sua volta.

Saper riconoscere il chunk adeguato in ogni comunicazione ci permette di calibrare al meglio i contenuti e risultare più persuasivi.

Possiamo riassumere questo concetto affermando che “ognuno parla come vorrebbe ascoltare”.

 

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Tutta la bibliografia riportata in questo articolo la puoi trovare nel mio libro “Comunicare bene, la comunicazione come forma mentis“, dal quale è stato tratto questo post.

Questo libro tratta la comunicazione verbale e non verbale, il linguaggio del corpo e l’ascolto empatico all’interno di una corretta comunicazione.

Partendo dall’approccio iniziale, seguendo passo per passo le dinamiche di un rapporto di comunicazione – che si tratti di rapporti di lavoro o relazioni informali – vengono presentate le principali strategie, proprie della PNL, della Gestalt e dell’Analisi Transazionale, percomunicare nel modo più efficace ed evitare gli errori più comuni, che spesso rendono difficile entrare in sintonia con i nostri interlocutori.

“Non si può non comunicare” nel gioco della vita ed apprendere le tecniche di comunicazione è possibile, al pari di ogni altra capacità, ma per farlo è necessario sviluppare uno specifico atteggiamento mentale. E’ proprio questo approccio che differenzia questo libro dai tanti altri sul tema della comunicazione.