Author: fabio Pandiscia (page 2 of 9)

Più elaborata è la comunicazione, meno comunichiamo

Fare una buona prima impressione è fondamentale in qualsiasi rapporto umano, ma non è tutto.

Il difficile inizia proprio ora, perchè il mantenere una buona impressione,  non sempre è un compito facile. Non è facile neanche riuscire a comunicare tutto ciò che vogliamo trasmettere al nostro pubblico.

Se siamo degli insegnanti e dobbiamo  trasferire le nostre conoscenze tecniche/teoriche ai nostri allievi, possiamo trovare delle difficoltà se non accompagniamo delle immagini alle nostre parole, perchè la sola informazione verbale, se non suscita una qualche emozione, tende ad esser dimenticata subito.

Immaginiamo di essere riusciti a far breccia nel nostro interlocutore, abbiamo in qualche modo suscitato una splendida prima impressione, avvalorata anche da una stretta di mano di tipo paritaria.
Ora entrano in gioco anche le parole, o meglio, entra in gioco anche il paraverbale e il non-verbale.

Conoscere quindi come lavora il linguaggio del corpo, diventa uno strumento indispensabile. Continue reading

Body Language Training – Movimenti delle palpebre

Questo articolo fa parte di una piccola rubrica dedicata esclusivamente ai casi pratici sull’analisi del linguaggio del corpo e micro-espressioni facciali, il suo scopo è fare un pò di esercitazioni pratiche.

Questi esercizi fino a poco tempo fa, li condividevo via mail solo con i partecipanti ai miei corsi, per aiutarli a restare “allenati” nel riconoscimento di alcuni segnali non verbali e sul mio blog aziendale formaementis, in un’apposita rubrica.

Siete veramente in tanti a seguire la mia newsletter e ogni giorno si aggiungono altre persone, il minimo che posso fare è continuare a dare contenuti di qualità per mantenere alti gli standard.

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Una voce ricca di modulazioni denota una ricca vita interiore

Per enfatizzare una parola o un concetto è utile saper modulare il tono della voce: una voce ricca di modulazioni denota una ricca vita interiore; al contrario, persone che usano prevalentemente un solo tono di voce sono generalmente individui dalla personalità più limitata.

Il tono della voce assume un significato importante nella comunicazione. Prendiamo ad esempio uno studente che vuol chiedere, durante la riunione dei professori, come procede la sua preparazione:

1.Il primo insegnante risponde: “Niente male” (con un tono deluso e sfiduciato)
2.Il secondo risponde: “Niente male” (con un tono incoraggiante, ma non ancora appagato)
3.Il terzo insegnante risponde: “Niente male” (con un tono ottimista e fiducioso)

Sebbene i tre insegnanti utilizzino la stessa espressione linguistica, il ragazzo riceve tre messaggi differenti, a seconda del tono della voce.
Nel primo caso i risultati scolastici sono definiti mediocri, nel secondo quasi sufficienti, nel terzo ottimi. Continue reading

Quanto abbiamo paura di cambiare?

Spesso ci ritroviamo a pensare che i nostri valori e le nostre convinzioni debbano in qualche modo essere stabili se vogliamo essere a nostra volta delle persone “solide” e il ritrovarsi improvvisamente su un terreno instabile può farci insorgere ansia.

Abbiamo quindi paura dell’ignoto, paura di cambiare.
Ma il cambiamento è inevitabile in ognuno di noi.

Quello che può accadere quando si prende in considerazione l’idea di cambiare è che ci troviamo di fronte ad atteggiamenti mentali o opinioni radicate che indeboliscono la motivazione, ma raramente queste opinioni risultano valide.

Sono molte le frasi che sottendono questa paura del cambiamento, una frase che si usa dire spesso è: “Mio marito/moglie è incapace di cambiare”.

E’ ovviamente una frase limitante, perché tutti cambiamo, continuamente.

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Perché le persone che vanno d’accordo, si comportano in modo simile?

 

Hai mai notato che le persone che vanno d’accordo si comportano in modo simile?

Questo modo d’agire vale per tutte le specie sociali, e in noi esseri umani è certe volte più accentuato.
Pensa ai gruppi di amici, se li osservi vedrai che camminano a una velocità simile, e spesso anche in modo simile.

Assumono lo stesso ritmo, lo stesso linguaggio del corpo, a volte anche gli stessi abiti.

Per esempio i gruppi di giovani come i dark o i punk.
Negli anni ’80 la “divisa” diventava la carta d’identità, per cui si trovavano gruppi di metallari, paninari, skinhead e altre mode del genere.
Oltre alla “divisa”, anche il linguaggio e il modo di comportarsi era simile.

Quando qualcuno si comporta come noi, ci sentiamo simili a lui, e lo troviamo simpatico “a pelle”.
Questo perché, essendo animali sociali, ci basiamo per primo sull’aspetto e il modo di agire dell’altro per considerare le nostre reazioni.

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Primo appuntamento. 5 consigli pratici

Il primo appuntamento inutile negarlo, spaventa sempre e non solo se si è nell’età dell’adolescenza.

Le fantasie che aleggiano nella mente e le aspettative, creano facilmente imbarazzo e senso di inadeguatezza.

Come sbloccare questa forma mentis negativa?

Ecco alcuni consigli che possono aiutare in questi momenti:

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Linguaggio del corpo e venditori

E’ andata in onda proprio qualche giorno fa, la mia intervista sul linguaggio del corpo e venditori sulla web radio dedicata proprio agli agenti di commercio.

Qui sotto riporto il file audio per chi si è perso la puntata.

Puntata del 15.07.2019 – IL PORTAFOGLIO

Il titolo della puntata era: Vorresti essere nella testa del tuo cliente?

In pratica: Vorresti capire al volo come indirizzare meglio quello che stai proponendo per portare a termine la trattativa il più velocemente possibile?

Quanto potrebbe essere tutto più facile se fossimo in grado di leggere tutti i segnali dei nostri clienti…

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Lezione 8 – il bugiardo

Siamo arrivati all’ultima lezione gratuita sul linguaggio del corpo.

E’ stato un bel progetto perchè ci avete inondato di complimenti, sopratutto sui social e in particolare su telegram.

L’argomento che abbiamo lasciato alla fine è proprio quello che ci avete chiesto maggiormente: il bugiatdo, allora iniziamo subito!!!

Tutti mentiamo, ma mentire a differenza di quanto alcuni credono, è un processo difficilissimo, infatti i fattori che bisogna tenere sotto controllo sono numerosi, proprio per questo chi dice una bugia non riesce a controllare ogni aspetto del suo comportamento.

Possiamo controllare solo un singolo canale comunicativo alla volta e quale scegliamo? Ovvio, il verbale.

Ma cosi facendo, tralasciamo il restante “Linguaggio del corpo”.

Gli studi caratterizzati dall’attenzione rivolta al solo contenuto verbale hanno messo in luce che il bugiardo utilizza un linguaggio con un ridotto numero di asserzione ai fatti, inoltre le dichiarazioni false risultano più brevi di quelle vere e con minor riferimento alle esperienze personali: le menzogne fanno pochi riferimenti a persone, luoghi o eventi, mentre si servono moltissimo di termini generici come tutti, ogni volta, nessuno, mai, ecc.

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LEZIONE 7: Scarichi di tensione

Abbiamo trattato nelle lezioni precedenti i segnali di gradimento e di rifiuto, e come avrai già intuito, sia i primi che i secondi, sono semplicemente degli scarichi di tensione dovuti alla situazione, alla persona che abbiamo davanti, all’argomento trattato ecc.

In pratica tutti i gesti che andiamo ad individuare nel nostro interlocutore, sono degli scarichi di tensione, sta a noi caricare energeticamente quel gesto, cioè insistere su quell’argomento per veder poi trasformare quella tensione in un segnale di gradimento (che ci indica il fatto che stiamo procedendo bene all’interno della comunicazione) o in un segnale di rifiuto (stiamo andando male, quindi bisogna calibrare al meglio la nostra comuncazione).

Gli scarichi di tensioni sono tanti, tantissimi, durante il nostro corso sul linguaggio del corpo li tratteremo tutti, qui lasciamo qualche indizio che potrà sicuramente essere utile nella vita di tutti i giorni.

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LEZIONE 6: La prima impressione e la stretta di mano

 

Quando conosciamo qualcuno, ci facciamo un’idea su che tipo sia, in genere, questa prima impressione si mostra molto tenace alle disconferme.

Possiamo quindi dire che una nostra immagine inizia ad aleggiare nella mente del nostro interlocutore ancor prima che parliamo, perché, anche se inconsapevolmente, una prima impressione positiva o negativa ci ha già presentati.

Spesso siamo noi stessi che ci diamo dei limiti.

Quante volte non riusciamo a fare le cose semplicemente perché immaginiamo di non farcela?

Magari ancora prima di provare, molto spesso per paura di sbagliare e più abbiamo paura di sbagliare, più è facile che questo avvenga.

Tutto questo si verifica perché al nostro cervello non piace contraddirsi o ritrattare una realtà ormai assodata, piuttosto gli piace sentirsi dire: “lo sapevo, è come dicevo io” e ancora una volta si avvera la profezia che conferma di nuovo le nostre sensazioni iniziali.

Si mette in moto un circolo vizioso che poi diventa difficile da spezzare.

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