Una voce ricca di modulazioni denota una ricca vita interiore

Per enfatizzare una parola o un concetto è utile saper modulare il tono della voce: una voce ricca di modulazioni denota una ricca vita interiore; al contrario, persone che usano prevalentemente un solo tono di voce sono generalmente individui dalla personalità più limitata.

Il tono della voce assume un significato importante nella comunicazione. Prendiamo ad esempio uno studente che vuol chiedere, durante la riunione dei professori, come procede la sua preparazione:

1.Il primo insegnante risponde: “Niente male” (con un tono deluso e sfiduciato)
2.Il secondo risponde: “Niente male” (con un tono incoraggiante, ma non ancora appagato)
3.Il terzo insegnante risponde: “Niente male” (con un tono ottimista e fiducioso)

Sebbene i tre insegnanti utilizzino la stessa espressione linguistica, il ragazzo riceve tre messaggi differenti, a seconda del tono della voce.
Nel primo caso i risultati scolastici sono definiti mediocri, nel secondo quasi sufficienti, nel terzo ottimi.

Modulare il tono della voce è come usare un evidenziatore nella lettura, serve a sottolineare messaggi importanti, trasmettere sicurezza, convinzione in ciò che si dice e ci rende consapevoli della vasta gamma di emozioni che è possibile trasmettere con la voce.

Una comunicazione efficace è fatta dal 20% di ciò che sai e dal 80% di ciò che provi rispetto a ciò che sai
(Jim Rohn)

La tonalità della voce qualifica, squalifica o commenta il contenuto verbale, così come la disposizione delle parole nelle frasi può modificare il significato di un’espressione.

Osserviamo la differenza tra queste due frasi:

1.È intelligente, ma non si impegna
2.Non si impegna, ma è intelligente.

Queste due frasi contengono gli stessi elementi, ma la loro differente disposizione fa sì che assumano valori diversi, infatti ciò che nel periodo è disposto all’inizio, viene recepito come più importante; quello che viene dopo serve per rettificare, bilanciare o compensare le informazioni precedenti.

Altro elemento della comunicazione da non trascurare è il volume.

voce1Il volume della voce non deve essere eccessivamente basso, perché si finirebbe col perdere l’attenzione, ma neanche eccessivamente alto; anche in questo caso l’alternanza nella voce è fondamentale.
Quando si parla, la voce deve potersi alzare ed abbassare per esprimere le emozioni che si vogliono comunicare; è interessante sapere che il volume della voce accompagna spesso i gesti alti o bassi delle mani, infatti quando la voce si alza alla fine di una domanda, anche il gesto che andremo a compiere con la mano sarà un gesto alto, mentre se il volume cala, scenderà anche la gestualità della mano.

 

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Se guardiamo ad una certa distanza due persone parlare, grazie a questo stratagemma dovremmo esser capaci ad accorgerci se stanno parlando con volume alto o basso.

Un livello di voce tropo alto usato in un contesto troppo ravvicinato, può essere anche interpretato come un’invasione del territorio, e può dar luogo a reazioni di difesa in chi ascolta.

Tono e volume della voce sono spesso dei rivelatori di personalità, infatti i timidi parlano spesso con voce sorda, strozzata e sottile.

Le persone dominanti e intraprendenti hanno una voce più tonante del comune e parlano in modo accelerato.

Il selezionatore in un colloquio di lavoro sa che il timbro e il volume della voce possono essere un parametro importante: chi é un leader “naturale” o chi è ambizioso ha un tono più pieno e sonoro, nel parlare esibisce sempre qualche decibel sopra la media, inoltre il suo verbale sarà coerente con quanto il suo corpo esprimerà. Nell’insieme potremmo definirlo come: “congruente”.

 

Vi è una loquacità che non dice nulla e vi è un silenzio che dice molto - Thomas Hardy Condividi il Tweet

 

Facciamo un altro esempio per capire meglio cosa intendiamo per congruenza nella comunicazione.

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Immaginiamo di essere in un pub colmo di gente, il suono della musica è alto, la gente è tanta, tra noi e il banco delle ordinazioni c’è folla, ma riusciamo ad attirare l’attenzione del barista che con uno sguardo interrogativo ci chiede cosa vogliamo ordinare.
Alziamo la mano facendo il numero tre con le dita e strilliamo forte: “portaci cinque birre”.

Di certo il barista chiederà di nuovo: “quante?” e noi di nuovo con le dita facciamo il numero tre e strilliamo ancora più forte: “ho detto cinque birre”.

Sono certo che il barista ci farà di nuovo la domanda e anche se strilleremo ancora più forte: “ma non mi capisci? Ho detto cinque birre” continuando a fare il numero tre con le dita della mano, non credo che riceveremo risposta.

Accadrà, invece, che il barista o smetterà di parlarci e servirà un altro cliente, o ci manderà al diavolo perché qualcosa gli dice che lo stiamo prendendo il giro.

Eppure il verbale era ineccepibile, ma come sappiamo ricopre solo il 7%, quindi se non è congruente con il linguaggio del corpo può creare solo fraintendimenti, confusione, inquinando totalmente la comunicazione.

Ho fatto del piano bar per almeno 10 anni e posso dire che spesso mi divertivo a fare questo giochetto con chi portava le birre ai tavoli: sono sempre stato un rompiscatole e quando alla fine hanno imparato a conoscermi, mi mandavano al diavolo anche quando chiedevo, veramente, una birra per me.

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In altre parole, quando abbiamo la sensazione che qualcuno ci stia mentendo, è perché notiamo o intuiamo una discordanza tra il linguaggio del corpo e il linguaggio verbale.

 

Tutti mentono; bisogna solo capire quali bugie si è disposti a tollerare - cit. Condividi il Tweet

 

Essere persone intuitive significa esser capaci di individuare le contraddizioni tra il verbale e il linguaggio del corpo; c’è anche da aggiungere che, generalmente, le donne sono molto più percettive degli uomini, proprio da ciò è nata l’espressione “intuito femminile”.

A. Pease (2005) cita ricerche condotte alla Harvard University da vari psicologi, che hanno messo in luce il fatto che le donne sono molto più inclini a valutare il linguaggio del corpo, a differenza degli uomini.

In un esperimento, un gruppo di persone è stato sottoposto alla visione di brevi filmati privi di sonoro, dove un uomo e una donna comunicavano tra loro, quando è stato chiesto ai partecipanti di ricostruire quello che per loro era il colloquio, le donne hanno interpretato correttamente la scena nell’87% dei casi, gli uomini solo nel 42%.

Abbiamo ormai capito che la maggior parte della comunicazione umana è di natura non verbale, certamente la parola rimane sempre uno strumento utilissimo per trasmettere informazioni, ma il messaggio del corpo esprime la verità e spesso smentisce quello che si comunica con le parole e sono le donne che riescono a tradurre meglio questo misterioso processo.

Possiamo provare a mentire, ma spesso veniamo traditi dai nostri stessi gesti. Ad esempio, è difficile mentire con le mani, si può fingere di essere calmi, ma un gesto come spegnere con violenza una sigaretta nel portacenere tradirà inequivocabilmente un certo nervosismo.

 

Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento - Carlo Goldoni Condividi il Tweet

 

Quando vogliamo esser franchi, onesti, tendiamo a mostrare i palmi delle mani; quando vogliamo mentire, tendiamo a nasconderli, proprio come facevamo da piccoli.

Quando un bambino mente o cela qualcosa, spesso è portato a nascondere le mani dietro la schiena; allo stesso modo quando non vogliamo parlare o vogliamo nascondere qualcosa, siamo portati a comunicare con le mani in tasca, o dare spiegazioni a braccia incrociate.
Quanto più entrano in gioco le emozioni, tanto più sarà accentuato il nostro linguaggio non verbale, perché la comunicazione non verbale è in stretta relazione con le nostre emozioni più profonde, le nostre paure, le ansie o le gioie, le quali vengono trasmesse principalmente dal nostro corpo.

 

Una mezza verità è una bugia intera.
(Proverbio Yiddish)

 

È quindi importante che ci sia congruenza tra verbale, paraverbale e non verbale, è opportuno che il contenuto del messaggio sia coerente con la gestualità utilizzata: solo in questo modo il messaggio ne uscirà rafforzato.

Sono molteplici le funzioni attivate dalla comunicazione non verbale: essa comprende il linguaggio di relazione, il valore simbolico, svolge una funzione metacomunicativa e sostituisce il linguaggio verbale, ma soprattutto è il “mezzo principale per esprimere e comunicare le emozioni”, anche perché, come ben sappiamo, non è facile esprimere verbalmente le emozioni.

 

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La comunicazione lavora su due piani indicati da Watzlawich come piano digitale (o di contenuto) ed analogico (o relazionale), di conseguenza non si possono inviare segnali di contenuto, senza co-inviare segnali di relazione.

L’uomo comunica sia attraverso il linguaggio analogico che attraverso quello digitale, ma il livello verbale è più adatto a trasmettere messaggi di contenuto, al contrario di quello analogico che è più adatto per i messaggi sulla relazione.

Abbiamo detto che il dialogo serve per stare in relazione, infatti quando comunichiamo si attiva una relazione che comprende il riconoscimento dell’altro; in questi casi si instaura un rapporto da soggetto a soggetto e non da soggetto ad oggetto.

 

Anche il silenzio è  comunicazione

In questo contesto anche il silenzio è una forma di comunicazione, in quanto rappresenta quella pausa che permette alla comunicazione di crescere.

Spesso la mancanza di comprensione non è espressa ad alta voce, ma prende forma di un sospiro o di un’espressione accigliata; da ciò si deduce che non sempre quel che viene comunicato corrisponde a ciò che viene recepito (K. Keenan, 1995).

I segnali di relazione possono rientrare in un tipo di comunicazione che possiamo definire: comunicazione emotiva o analogica, la quale non ha il semplice scopo di informare l’interlocutore, ma si pone un obiettivo può alto, quello di interagire.

La comunicazione, per essere efficace, deve quindi parlare al lato emotivo del nostro interlocutore, ancor meglio possiamo affermare che, chi gratifica la parte logica dell’interlocutore all’interno di una comunicazione sarà penalizzato, ma chi farà provare emozioni sarà gratificato e risulterà vincente, come afferma uno dei più grandi comunicatori del nostro tempo, il dr. Stefano Benemeglio.

La nostra comunicazione ha uno scopo: quello di ottenere l’assenso e il consenso dalla controparte e solo facendo entrare in gioco le emozioni del nostro interlocutore, cioè la sua parte analogica, possiamo risultare vincenti.

La parola è stata data all’uomo per nascondere il suo pensiero
(Mirabeau)

Per chiarire meglio le idee non serve fare esempi complicati, basta alzarsi ed accendere il televisore, soffermarsi sulla prima pubblicità che ci capita e valutare quanto tempo viene dedicato realmente al prodotto e quanto a tutto il resto.

Lo stesso accade sui cartelloni pubblicitari: quanto spazio è riservato alla top model in posa sexy e quanto all’automobile che è l’effettivo oggetto della vendita? L’ipotetico cliente sarà tanto più motivato all’acquisto, quanto più riuscirà ad immaginarsi la situazione desiderata.

Questo concetto è stato riconosciuto già molti anni fa da Elmer Wheeler, che nel suo libro “The sales technique ever smart parent knows” usò una bellissima frase: “non vendere la bistecca, ma vendine il profumo” (sell the sizzle, not the steak); in pratica, per persuadere una persona, bisogna far leva sulla sua parte emotiva, sui suoi bisogni insoddisfatti.

 

Chi vuol conoscere qualcuno, spii le sue emozioni - Sthendal Condividi il Tweet

 

 

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Tutta la bibliografia riportata in questo articolo la puoi trovare nel mio libro “Comunicare bene, la comunicazione come forma mentis“, dal quale è stato tratto questo post.

Questo libro tratta la comunicazione verbale e non verbale, il linguaggio del corpo e l’ascolto empatico all’interno di una corretta comunicazione.

Partendo dall’approccio iniziale, seguendo passo per passo le dinamiche di un rapporto di comunicazione – che si tratti di rapporti di lavoro o relazioni informali – vengono presentate le principali strategie, proprie della PNL, della Gestalt e dell’Analisi Transazionale, percomunicare nel modo più efficace ed evitare gli errori più comuni, che spesso rendono difficile entrare in sintonia con i nostri interlocutori.

“Non si può non comunicare” nel gioco della vita ed apprendere le tecniche di comunicazione è possibile, al pari di ogni altra capacità, ma per farlo è necessario sviluppare uno specifico atteggiamento mentale. E’ proprio questo approccio che differenzia questo libro dai tanti altri sul tema della comunicazione.

3 Comments

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© 2019 FABIO PANDISCIA

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