Oggi vi voglio raccontare una storia che ho scritto sul mio ultimo libro: Perché succede tutto a me? per riflettere su come sia più gratificante e produttivo vivere, chiarendo a noi stessi quali sono i nostri valori e le nostre regole.

Iniziamo.

Tommaso è sempre stato un individuo intraprendente, ha ormai trentuno anni e ha già creato due aziende che fatturano molto, solo quest’anno è riuscito a ricavarne quasi due milioni di euro.

Ha una laurea, delle belle auto e sempre circondato da ragazze bellissime.

La sera ama passeggiare sul balcone della sua villa, bere un cognac da solo, e in tranquillità fare il punto della giornata.

Una volta gli venne a far visita il suo migliore amico, passeggiarono insieme in quell’immenso balcone e ad un tratto l’amico gli chiese quale fosse la formula del suo successo.

Tommaso cambiò immediatamente espressione, sembrava quasi esser diventato triste.

Il suo amico ha questo punto si preoccupò e iniziò a chiedere cosa fosse successo: forse un problema nella sua famiglia?

La madre era anziana e le potrebbe esser successo qualcosa, dopotutto lui ha sempre detto di esser attaccato ancora morbosamente a lei.
O forse era andato male qualche affare?
In tal caso non c’era poi da preoccuparsi molto.

Lui lo guardò quasi stupito e disse che non c’era niente che non andasse, l’unica cosa che cortesemente chiese era di non chiamarlo una “persona di successo”.

A questo punto il suo amico gli elencò tutti i suoi successi in campo economico, gli ricordò di come conseguirono insieme la laurea, degli immobili che era riuscito ad acquistare.

Il tutto a soli trentuno anni, come è possibile non sentirsi una persona di successo?

Il fatto era per lui inspiegabile e volle chiedere a Tommaso cosa lo portasse a pensare una cosa simile!

Tommaso lo guardò e decise di aprirsi veramente per la prima volta a qualcuno.
Lui non si sentiva affatto una persona da invidiare, perché doveva sentirsi di successo se non aveva mai avuto un’intervista e mai i giornali hanno parlato di lui?

Perché doveva sentirsi di successo se non aveva almeno centomila euro in contanti di cui disporre a piacimento ogni volta che voleva? Perché doveva sentirsi di successo se era così infelice?

Perché doveva sentirsi un uomo di successo se non aveva neanche un immobile all’estero e non era riuscito ad aprire neanche una sua azienda all’estero?

Non poteva pretendere che il suo amico capisse, quindi lo invitò ad andarsene.

A questo punto il suo amico capì cosa lo affliggesse tanto, improvvisamente Tommaso gli fece pena, lo guardò con aria triste e lo lasciò passeggiare pensieroso, in compagnia del suo bicchiere.

 

Proviamo a cambiare prospettiva

Gianni è sempre stato un individuo intraprendente, ha ormai trentuno anni e dopo aver accettato vari lavori in giro per l’Italia finalmente si è visto accogliere la sua domanda per entrare a lavorare alle poste.

Ha una laurea che gli ha regalato dopo anni di studi una grande soddisfazione, ha anche una piccola auto che si è comprato con i soldi dei tanti lavoretti che è riuscito a fare e questo lo ha riempito di gioia.

La sera ama prendere un aperitivo con i suoi amici nel solito bar del paese, lo fa sentire vivo e felice.

Questa sera però vuole offrire lui, è allegro, si sente una persona di successo perché finalmente da domani potrà avere un lavoro stabile.

 

La vita è l’unico gioco in cui lo scopo del gioco è imparare le regole - Ashleigh Brilliant Condividi il Tweet

 

Hai mai conosciuto un tipo come Tommaso?
Hai mai reputato essere “di successo” una persona e poi accorgerti che pensava il contrario di sé stessa?
Vuoi sapere cosa accade nella nostra mente in queste situazioni?

Ti piacerebbe sapere quali sono i meccanismi che scattano in situazioni come queste?

 

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Bene, iniziamo subito.

Vorrei iniziare facendoti subito una domanda: “Ti senti una persona di successo?”.

Alcuni di voi potrebbero rispondere «Mi sento di successo perché sono riuscito a fare molte cose nella vita», altri potrebbero sentirsi di successo perché sono riusciti a realizzare alcuni loro desideri e avere una famiglia felice.
Altri potrebbero rispondere «No, io non mi sento una persona di successo».

In questo caso rifaccio la domanda: «Come fai a saperlo?», ma soprattutto: «Cosa deve accadere perché tu ti senta una persona di successo?».

Forse sei una persona che ha bisogno di sentirsi dire dagli altri di essere “di successo”.

In questo caso reputi importante il giudizio degli altri a scapito del tuo, se non appartieni a questa categoria allora può essere che hai in mente altre “regole” che ti impediscono di essere la persona che meriti di essere.

Il tuo stato d’animo è importante, perché influisce sulle tue credenze, sui tuoi comportamenti e sui tuoi risultati, quindi diventa necessario che tu prenda il controllo delle tue regole per fare in modo di procedere felice verso il successo che meriti, ma quali sono queste regole?

 

Regole

Torniamo all’esempio di prima, abbiamo notato che Tommaso si pone tante regole e tutte legate dalla congiunzione e – infatti se ti ricordi deve: avere centomila euro in banca in contanti e un immobile all’estero, e aprire una sua azienda all’estero e essere famoso e leggere spesso il suo nome sui giornali.

Di certo sarà una persona che vivrà abbastanza male il suo “sentirsi una persona di successo”.

Se Tommaso provava a sostituire tutte quelle e con altre congiunzioni del tipo o … oppure, cosa poteva accadere?

Noteremo subito che le frasi sarebbero state del tipo: avere centomila euro in banca in contanti o un immobile all’estero, o aprire una sua azienda all’estero o essere famoso oppure leggere spesso il suo nome sui giornali.

Suonano diversamente ora le frasi di Tommaso?
Potrebbe esser più facile per lui avere il controllo delle sue emozioni?
Potrebbe ritenersi più soddisfatto di sé al punto di definirsi anche lui una “persona di successo?” Sono certo di si.

 

Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che pensiamo - Buddha Condividi il Tweet

Nel caso di Gianni le cose vanno diversamente.

Non è una persona molto ricca, non è circondato da belle ragazze e non possiede belle auto o immobili costosi, però si sente una persona felice e di successo, ciò che ha lo fa sentire bene.

Si sente soddisfatto per aver conseguito una laurea dopo anni di studi, si sente soddisfatto perché il solo acquisto di una piccola auto lo ha ripagato dei molti sacrifici fatti con vari lavori in giro per l’Italia, ma è anche felice quando torna la sera nel bar del suo paese per prendere un aperitivo con gli amici.

Ogni situazione che vive lo rende felice, quindi è comunque soddisfatto: per la laurea o per la sua auto, o se non fosse per queste due cose è comunque soddisfatto di avere degli amici con i quali condividere un piccolo momento serale.

Gianni vive nel terreno delle possibilità (o… oppure), mentre Tommaso vive nel terreno delle necessità (devo avere/essere questo.. e.. questo… e questo).

Voglio solo ricordarti che sei tu l’unico regista della tua vita, quindi sta a te creare le tue regole.

Non voglio dire che le regole che ognuno di noi ha non siano importanti, anzi: le regole stabiliscono quello che per noi è piacere o dolore, ma dobbiamo avere il controllo di tale regole.

Sappiamo che noi non possiamo controllare gli altri, non possiamo controllare che tempo farà domani e nemmeno il traffico, ma possiamo controllare noi stessi.

Le nostre regole stabiliscono se quello che andremo a sperimentare ci procurerà piacere o dolore e te lo dimostro subito.

A domande del tipo: «Vieni a nuotare oggi?», «Domani andiamo in palestra?», «Ti va di venire con me a lavorare all’estero?», il tuo cervello inizia a lavorare per farti sapere se quella domanda evoca emozioni di piacere o dolore.

Il tuo cervello andrà a procurarsi dalle esperienze che ha già vissuto o dalle nozioni che ha già su quella determinata cosa le informazioni che servono e se crede che la nuova esperienza ti farà vivere un piacere ti permetterà di farla, altrimenti no.

Le regole sono una specie di scorciatoia che usa la nostra mente per farci prendere decisioni molto velocemente, è importante allora costruirsi delle regole potenzianti che ci assicurino di controllare la nostra vita e non di essere governati da essa, come ha fatto Tommaso.

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