Category: empatia

Comunicazione. Terminologie attivanti e tecniche ipnotiche

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Quando dobbiamo parlare con un paziente o un cliente, esiste un modo per rafforzare le immagini che andremo a creare nella sua mente?

Certo che si!

Possiamo rafforzare le immagini che si vanno a formare nella mente dei nostri interlocutori, o anche nella nostra mente, con l’uso di una terminologia specifica, la quale renderà la nostra comunicazione molto più persuasiva.

Quando parliamo di comunicazione persuasiva intendiamo un tipo di comunicazione tesa ad avere un certo
impatto sull’interlocutore: in questo senso la pubblicità stessa può essere un valido esempio di
comunicazione persuasiva.

Alcuni aspetti di questo tipo di comunicazione si basano su terminologie denominate “attivanti”,
del tipo “Ora che state leggendo queste parole, potete provare interesse per quello che stiamo dicendo”.

In questo modo, inserendo nelle frasi delle istruzioni di processo (provare interesse), suggerisco uno
stato d’animo in chi legge.

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Riconoscere le menzogne… al telefono

ascoltare

Negli ultimi articoli sul linguaggio del corpo ci siamo concentrati molto sui gesti, in quanto sono macroscopici e facili da notare, per tutti.
Ma se siete tipi “auditivi” potreste essere molto portati per identificare le menzogne anche da come si parla.

Esistono modi per rivelarlo?
Sì, anche se sono più complessi.

Come premessa diciamo che è molto difficile mantenere lo stesso tono di voce quando si sta mentendo.

La voce e soprattutto le corde vocali si caricano di tensione durante una bugia, e il risultato sarà una variazione di tono.
Se usiamo un microfono sensibile, si scopre che NESSUNO sa mentire in modo perfetto con la voce.C’è sempre qualche segnale che tradisce la tensione, anche se può essere impercettibile all’orecchio umano.

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Solo attraverso un confronto con gli altri, possiamo stimare il nostro valore

comunicazione non verbaleSolo attraverso un confronto con gli altri, tramite il loro feedback, possiamo stimare quanto valiamo.

Quando facciamo qualcosa, specialmente se è la prima volta che la facciamo, per sapere se l’abbiamo fatta bene abbiamo bisogno del feedback degli altri (V. Birkenbihl, 2003).

Molto spesso dipendiamo dall’ambiente che ci circonda, in ambito lavorativo sarà il nostro capo a prendere alcune decisioni, sarà il cliente a scegliere in quale negozio comperare e, in ambito privato, saranno i nostri amici a dirci quale comportamento di noi piaccia o meno ad essi: tutti questi responsi sono dei feedback.

Osserviamo come l’altro ci considera, se ci rilascia un feedback positivo il nostro senso di autostima crescerà, altrimenti la nostra autostima potrà sentirsi minacciata.

Finché supponiamo che nella comunicazione non ci siano giudizi, ci concentriamo sull’informazione, ma non appena intercettiamo parole legate alla nostra identità, alla nostra autostima, ci concentriamo più sul giudizio. Continue reading

Nella comunicazione ci distraiamo, perché tendiamo a dare giudizi

Per renderci conto dell’importanza del vero Ascolto, proviamo a rivolgerci questa domanda:

“Come ci sentiamo quando qualcuno ci ascolta veramente?”

Di certo a nostro agio e disponibili al dialogo, compresi e importanti, felici di essere lì in quel preciso momento.

Pensiamo per un attimo ai vantaggi che potrebbero scaturire da un ascolto empatico, quanti problemi potremmo evitare, quanto tempo potremmo recuperare, quanti equivoci non si verificherebbero più, poichè tutto sarebbe chiaro, non ci sarebbero istruzioni mal comprese, nessuna perdita di informazioni utili ed in particolar modo non correremmo il rischio di ferire i sentimenti di chi ci sta vicino.

L’ascolto empatico non è altro che uno dei vari livelli che può raggiungere l’ascolto.

La parola “empatia” è un termine che sprigiona certamente una certa dose di fascino, risale alla radice greca παθέιν (patire,soffrire) da cui derivano sia il termine italiano che quello inglese: empathy (L.Boella, 2006).

Esistono vari tipi di ascolto, essi rappresentano il grado di attenzione e di coinvolgimento che applichiamo nella comunicazione.

Prendiamo ad esempio un modo di ascoltare che chiameremo “ascoltare a tratti”. Continue reading

© 2019 FABIO PANDISCIA

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